Finalmente Bersani e il PD (speriamo tutto dato che in passato ci sono stati molti distinguo più o meno interessati) si svegliano dal torpore post-elettorale e qualche giorno fa propongono 6 proposte a costo zero a favore dei consumatori e cittadini e contro le rendite di posizione corporative, che dire: una bella botta di liberalismo che se approvate ( e qui casca l’asino dato che la minoranza è appunto tale in Parlamento) darebbero una bella sterzata alla scialba politica dell’opposizione in tale settore molto.
Al di la di tutto va compreso, dopo gli interventi un po’ velleitari di Tremonti che vuole cambiare la costituzione, che la crisi economica messo in luce che il vero giacimento economico da liberare in Italia è quello bloccato nelle rendite di posizione delle corporazioni.
Bisogna comprendere che le liberalizzazioni non sono ne di destra ne di sinistra aiutano a risolvere la crisi che ci attanaglia, e bene ha fatto Bersani a riprendere un suo vecchio cavallo di battaglia .
Vediamo in dettaglio le proposte:
BENZINA – Prevede che il gestore della pompa non sia più vincolato a comprare il cento per cento della benzina del suo marchio, bensì solo il cinquanta per cento, con la possibilità di rivolgersi al libero mercato per il restante. Per permettere l’avvio del mercato libero, il Pd propone di assegnare in via straordinaria e temporanea a una società pubblica, il ruolo di acquirente unico, come attualmente nel mercato elettrico. «È una proposta radicale – ha detto Bersani – ma se portasse a una diminuzione del costo della benzina di quattro centesimi al litro, porterebbe un risparmio alla collettività di due miliardi nel triennio».
FARMACIE – Il secondo emendamento riprende la liberalizzazione delle farmacie contenuta nella prima «lenzuolata» del 2007; il Pd chiede di dare la facoltà alle parafarmacie e ai corner dei supermercati di vendere anche i farmaci di fascia C, e quindi tutti i medicinali non dispensati dal Sistema sanitario nazionale. In questo modo, oltretutto, si favorirebbe il lavoro di giovani laureati. ( si veda in basso il dettaglio dell’emendamento proposto in finanziaria dal PD)
ORDINI PROFESSIONALI – La terza proposta punta a portare a compimento la riforma organica del sistema delle professioni. Le disposizioni contenute nell’emendamento mirano a modernizzare il ruolo degli ordini professionali, favorendo gli obblighi di una informazione trasparente agli utenti, e la concorrenza. Inoltre il Pd cerca di garantire pari opportunità alle giovani generazioni attraverso l’accorciamento fra le fasi di studio, tirocinio (retribuito e di dodici mesi al massimo) e accesso all’esercizio effettivo della professione. Infine il Pd chiede di riconoscere le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti che svolgono attività non regolamentate in ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale.
MASSIMO SCOPERTO – La quarta proposta prevede la nullità della clausola di massimo scoperto, indipendentemente dalla denominazione utilizzata dalle singole banche, e affida alla Banca d’Italia il controllo sul rispetto delle nuove norme.
AUTOCERTIFICAZIONE – La quinta proposta riprende una norma presente nella terza «lenzuolata» proposta dall’allora ministro Bersani, e non convertita in legge per la fine anticipata della legislatura. L’emendamento consente all’imprenditore, attraverso la semplice autocertificazione sulla base della sussistenza dei requisiti attestati da un professionista, di ottenere immediatamente dal Comune una ricevuta che abilita all’avvio dell’attività o dei lavori di realizzazione degli impianti. Al Comune spetta poi l’onere di provare la sussistenza dei requisiti attraverso controlli ex post.
RETE GAS – La sesta e ultima proposta chiede la separazione proprietaria della rete di trasporto del gas, fissata dall’emendamento al 31 marzo 2011. «La separazione della rete e dello stoccaggio – ha detto Bersani – è un elemento cruciale per la possibilità di fare affluire questa risorsa in modo concorrenziale».
Oltre a questo elenco Bersani e il PD si impegnano ad ulteriori proposte e misure specifiche sulla promozione della concorrenza e sulla tutela dei consumatori per tutti i settori saranno avanzati dal PD durante l’esame del DDL annuale sulla concorrenza.
Bersani auspica un’ immediata approvazione in Consiglio dei Ministri del DDL sulla concorrenza, secondo il metodo e la procedura definito dall’art. 47 dalla legge n. 99 della scorsa estate.
L’Antitrust infatti oltre a quanto denunciato nella sua relazione annuale a proposito delle politiche e proposte di legge anticoncorrenza che se approvate ridurranno spazio alla competizione ed al libero mercato ha già inviato lo scorso febbraio al Governo una segnalazione formale contenente una serie di proposte per la legge annuale sulla concorrenza che purtroppo la maggioranza di governo non ha nessuna intenzione di portare avanti.
Approfondendo la proposta del PD sulle parafarmacie notiamo che l’obiettivo è quello di aumentare la concorrenza nel settore della distribuzione dei farmaci, migliorare l’accessibilità del servizio ai consumatori e favorire lo sbocco professionale dei laureati in farmacia.
La proposta è quella di ampliare il processo di liberalizzazione avviato con la prima „lenzuolata” del 2006 (che ha aperto alla concorrenza la vendita dei medicinali da banco, cioè quelli che non hanno bisogno di prescrizione medica), dando ora la facoltà alle c.d. parafarmacie e ai corner della grande distribuzione di vendere anche i farmaci di fascia C e quindi tutti i medicinali non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. Si viene di fatto a creare un doppio canale di vendita: farmacie convenzionate con il SSN; parafarmacie per la vendita di tutti farmaci a carico dei cittadini.
Il primo canale è composto, secondo la pianta organica fissata per legge, da 17.796 farmacie convenzionate. Il secondo canale è al momento formato da oltre 3.217 esercizi – presso i quali lavorano circa 6.000 laureati in farmacia, sia come titolari, sia come dipendenti. Il varo della liberalizzazione dei medicinali da banco ha assicurato un servizio più ampio e prezzi più convenienti per i consumatori (con un calo medio del 12%). L’emendamento riprende le disposizioni originariamente contenute nell’Atto Camera 2272 della passata legislatura (approvato il 13 giugno 2007 e poi arenatosi al Senato), meglio noto come DDL “Bersani ter” (terza lenzuolata), e attualmente oggetto di analoghe proposte di legge depositate alla Camera (on.le Lulli) e al Senato (sen. Ghedini e altri 17 firmatari).
Alcune considerazioni finali già accennate prima quanto tutto il PD seguirà le proposte del suo segretario?
Molte sono state le defezioni durante questi anni di alcuni parlamentari anche PD “sensibili” alle proposte delle corporazioni o che difendono in commissione sanità del senato troppo blandamente le proposte liberalizzatrici di Bersani : l’esperienza del Ministro Turco nella scorsa legislatura insegna qualcosa.
Leonardo Marchitto
Direttivo FEF-parafarmacie
Dettaglio dell’ emendamento PD sui farmaci alla finanziaria
A.S. 2228
Dopo l’articolo 45, aggiungere il seguente:
1. La dispensazione al pubblico dei medicinali comunque classificati è riservata in via esclusiva al farmacista, ai sensi dell’articolo 122 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.
2. La dispensazione dei medicinali prescritti dal medico su ricettario del Servizio sanitario nazionale (SSN) è effettuabile esclusivamente nell’ambito delle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, di cui all’articolo 28 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Sono convenzionate le sole farmacie autorizzate dall’autorità sanitaria competente per territorio, ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni, dell’articolo 104 del citato testo unico di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, nonché degli articoli 4 e 5 della legge 8 novembre 1991, n. 362.
3. Negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, possono essere venduti, fatto salvo quanto previsto dal comma 4, e ad eccezione dei medicinali di cui all’articolo 45 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, ed all’articolo 89 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, anche i medicinali di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni.
4. Negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, la vendita di medicinali deve avvenire, ai sensi di quanto previsto dal comma 2 del citato articolo 5, nell’ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da strutture in grado di garantire l’Inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura.